CronacaRegione Lazio

ANZIO – In ricordo di Francesco Maria Pennacchi

Riceviamo e pubblichiamo:

“L’inizio della mia collaborazione con questo giornale, è purtroppo coinciso con un grave episodio nella mia vita, la morte di uno dei miei pochissimi amici (tale da essere chiamato così), di una persona unica, sincera, schietta, pura, piena di vita, con la quale ho vissuto infanzia, adolescenza e crescita. Ora tutto questo vuoto è stato contaminato da chiacchiere e false informazioni di qualcuno che pur di dare una notizia, ha scritto e da chi ,senza alcuno scrupolo, si è permesso di rubare una tracolla che la mamma aveva con se, nella macchina parcheggiata fuori al cimitero.

Noi che abbiamo conosciuto Francesco meglio di qualsiasi giornalista,possiamo raccontarlo. E lo facciamo con la verità, con i suoi sorrisi, con la sua famiglia, con una lettera di chi merita almeno di proteggere l’immagine del suo meraviglioso ragazzo, fratello, amico. Perché il senso della giustizia era in lui e Francesco era unico e merita un RICORDO VIVO & SINCERO giorno dopo giorno, per SEMPRE.

Maura Di Carlo

“Vorrei che venissero smentite le voci sulle modalità e sulle motivazioni dell’assassinio di Pennacchi Francesco Maria, avvenuto nella notte tra il 26 ed il 27 Novembre 2015.
Fino a circa le 11.20 Francesco era con me, con la mamma, il fratello e due amici, nel ristorante di famiglia. A chiusura, ha chiesto a due amici di fargli compagnia per andare a prendere il pc in ufficio, presso il quale si sono intrattenuti circa mezz’ora.
Intorno alla mezzanotte Francesco e i suoi due amici escono dall’ufficio.
Mentre Francesco chiude la porta con un’ultima mandata, esce il vicino dalla sua abitazione con il coltello nascosto dietro ai pantaloni lamentandosi dei rumori. Francesco si scusa, ma in pochi secondi lo abbraccia infliggendo una sola coltellata, ripeto UNA, atta ad uccidere.

Ho sentito parlare di party in ufficio, di sette coltellate, di minacce precedenti all’aggressione. Nulla di tutto ciò rispecchia la cruda e terrificante realtà.
non ci sono state liti, non ci sono state minacce, non c’è stato nemmeno il tempo di potersi rendere conto di quanto stesse accadendo. L’assassino è uscito intenzionalmente per uccidere infliggendo un colpo definito “abbraccio all’Albanese”, trafiggendo il petto dalla parte destra verso l’interno, causando una ferita mortale.

Non c’è motivazione, non ci sono attenuanti, questa è pura atrocità.

La fidanzata di Francesco
Pamela Leoni

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